M’aggrappo al tuo ciglio
Purché non cada tra fosse comuni.
Mi stringo ai tuoi sensi – smaniosi.
Mi circondo del nulla
Purché al mio passaggio
Un’ombra – alcuna – ti racconti di me.
Banchetto tra rimembranze
Sviluppandomi tra attimi e foschie
Sbranando i resti
Dei tuoi giorni persi.
Rovisto tra le consuetudini,
tra il caffè amaro e il rossetto nero,
e graffio le pareti
purché io sia unghia – forse denti.
Tremo di sussurri che cedo
E questa pioggia di vetro
Finirà dentro te.
Scomparire – inerme
Per ritrovarmi intrecciato
Alle corde dell’anima tua.
Alessandro Erato
Alessandro Erato

